CURARE L’ANSIA ATTRAVERSO LA PSICOTERAPIA BREVE
Domanda:
I disturbi di ansia sono realmente così diffusi o le cifre che girano sono, per così dire, ingigantite?
I problemi di ansia sono presenti soprattutto fra i giovani, ma sono molto diffusi anche tra le altre fasce di età.
L’ansia non ha età, non ha sesso, e nemmeno ceto sociale.
È vero che ansia e stress sono presenti soprattutto nelle zone più sviluppate della terra?
È un fatto assodato che i disturbi di ansia siano soprattutto diffusi nella nostra società come in tutte quelle più sviluppate. Se andiamo in quelle con meno sviluppo e ricchezza, come Sud America e Africa, solo per citarne un paio, non esiste nemmeno il concetto di stress. Ansia e attacchi di panico non hanno motivo di esistere dove la gente fa fatica a soddisfare i bisogni primari (come ad esempio trovare da mangiare). L’ansia non è legata ai bisogni primari. Se nella savana la zebra incontra il leone, beh, quello è certamente un momento di stress massimale, ma se riuscirà a scappare la zebra non penserà più al leone affamato.
È molto più stressante rimuginare sul passato e sul futuro: ecco perché l’ansia è un fenomeno legato alle culture come la nostra. Ed ecco perché l’ansia è una costruzione del nostro cervello.
Si dice che senza ansia non si può vivere: cosa significa?
Lo stress di per sé è funzionale, se è legato solo a un episodio, se è una risposta a uno stimolo: lo stress permette alla zebra di scappare al leone, così come permette a una mamma di sollevare un automobile per salvare il figlio rimasto incastrato. Il fatto è che noi ci portiamo dietro tutti i problemi: questo meccanismo ci costringe continuamente a pensare al lavoro, ai soldi.
È questa competitività sfrenata tipica delle società più sviluppate che rende cronica l’ansia.
A Cuba nessuno pensa febbrilmente cosa fare per avere una Ferrari, perché nessuno se la può permettere.
Come diceva Epitteto “La felicità non consiste nell'acquistare e godere, ma nel non desiderare nulla, perché consiste nell'essere liberi”.
Riassumendo, sono i bisogni secondari che creano ansia.
E i bisogni secondari sono tipici della nostra cultura.
Statisticamente quanto sta crescendo il fenomeno?
Fino agli anni ’80 i disturbi di ansia non erano molto diffusi.
Studi recenti hanno rilevato che ansia e attacchi di panico interessano una percentuale compresa tra il 2-5% della popolazione mondiale. Stiamo parlando di milioni di persone, e la percentuale è sempre in aumento.
In Italia l’ansia è più diffusa al nord che al sud, a ulteriore prova del fatto che maggiore sono la ricchezza e lo sviluppo, maggiore è la diffusione dello stress.
Abbiamo chiarito il fatto che l’ansia è funzionale all’essere umano: quand’è allora che diventa nociva?
L’ansia è necessaria per vivere e per ottenere il massimo risultato dalle proprie prestazioni. Senza di essa saremmo come automi, senza vita. L’ansia è come il sale. Il punto è che il livello di ansia non diventi patologico, perché in quel caso invece di spingerci, ci può bloccare.
Quali sono i disturbi di ansia?
Quali sono i sintomi fisici dell’attacco di panico? Ogni anno sono in aumento i casi di “falso allarme” per un sospetto infarto che il medico del pronto soccorso appura essere una crisi d’ansia…
Il cuore che accelera (tachicardia), la sudorazione degli arti o del viso, il formicolio agli arti, la respirazione affannosa, nausea e vomito, sensazione di svenimento, paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire, dolori allo stomaco o al petto: sono tutti sintomi che possono spaventare una persona a tal punto da scambiare un attacco d’ansia o di panico per un infarto.
Un singolo attacco di panico deve suonare come un allarme e spingere la persona a rivolgersi al medico o allo psicologo?
No, non è preoccupante un solo attacco di panico, lo è quando la cosa diventa sistematica, quando si entra nel circolo vizioso della “paura della paura”: temiamo di poter avere un altro attacco di panico e in effetti questo avviene.
E’ come una profezia che si auto-avvera.
Perché, come dice Popper, “chi cerca conferme, le trova sempre”.
Un singolo attacco di panico è solo una risposta fisiologica, non patologica.
In Psicologia clinica si distingue fra l'attacco di panico, che è una reazione fisiologica, e il disturbo di panico ossia il circolo vizioso della "paura della paura".
Il circolo vizioso dell’attacco di panico quanto può limitare la vita normale dell’individuo?
Spesso gli attacchi di panico accompagnano le persone per diversi anni, ne limitano la libertà di scelta e la voglia di vivere.
Ho visto pazienti che non trovavano più il coraggio di andare al supermercato o al ristorante, pazienti che non riuscivano a salire in macchina o che facevano persino fatica a uscire di casa.
Tutto per la paura che l’attacco di panico possa rifarsi vivo, ossia per la "paura della paura" di cui parlavamo prima.
Spesso la persona che ha avuto più di un attacco inizia a prendere farmaci…
Perché la persona non sa cosa fare o a chi rivolgersi, è confusa e impaurita, non ha strumenti se non i farmaci che a volte vengono assunti con troppa leggerezza. Le benzodiazepine, associate ad un farmaco antidepressivo che agisca sulla serotonina, possono avere anche una buona efficacia ma il tasso di ricaduta e le recidive sono spesso alte.
Uno dei motivi principali dell’alto livello di recidiva è il fatto che la persona attribuisce il merito del proprio miglioramento al farmaco, non a sé stesso.
È come una stampella: finché c’è ci tiene in piedi, ma non ci insegna certo a camminare.
Come si può curare l’ansia? Quali sono i rimedi? E la terapia?
L’ansia non è una malattia ma una costruzione del cervello. Quindi non si dovrebbe curare l’ansia come si cura un raffreddore o una qualsiasi malattia fisica.
La terapia dell’ansia significa imparare a comprendere che cos’è, darle prima di tutto una forma e un colore.
Abbiamo sempre paura di ciò che non conosciamo.
Fino a quando non impariamo a comprenderla, non si può curare l’ansia.
Quindi vuol dire conoscerla e capire che non è pericolosa. In questo senso, in realtà l’ansia non si cura ma s'impara a gestirla e a superarla perché dipende da noi, perché è, come detto prima, una costruzione del nostro cervello.
Come dice Marcel Proust “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'aver nuovi occhi”.
Lei cura l’ansia e il disturbo da attacchi di panico con una
psicoterapia breve, può illustrarcela meglio?
Si tratta di una terapia breve molto pratica, orientata al presente della persona e non al passato, che attraverso una serie di colloqui clinici, strategie e compiti a casa (homework) rafforza e stimola le risorse insite nella persona verso il proprio benessere psico-fisico.
Quindi curare l’ansia è possibile. E come vengono stimolate queste risorse?
In più utilizzava l’ipnosi come una “normale” comunicazione. Questo modello di psicoterapia breve, affinato nella mia pratica clinica, nasce dall’esigenza funzionale di unire ed elaborare le migliori tecniche e strategie di ognuno di questi modelli.
Com'è strutturata la psicoterapia?
Di solito si fa una sorta di “contratto terapeutico” di 10 sedute: se in questo tempo non si ottengono tangibili miglioramenti la terapia si interrompe.
Qual è il tasso di efficacia di questa psicoterapia breve?
Mediamente è molto alto.
I primi miglioramenti ci sono subito, basta qualche seduta.
Solitamente, al ciclo delle 10 sedute segue un periodo di follow-up con qualche seduta di controllo per verificare che non ci siano ricadute che in effetti sono molto rare.
La persona infatti impara a modificare il suo rapporto con la paura e diventa autonoma.
Si può dire che lo scopo ultimo della psicoterapia sia l’acquisizione dell’autonomia della persona.
Come spiegato, nella mia attività psicoterapeutica ho cercato di rifarmi a diverse correnti, di non fossilizzarmi su quella teoria o quell’altra.
Spesso per curare l’ansia o gli attacchi di panico ci si rivolge all’analista per scavare e trovare nel passato della persona la presunta causa iniziale o il presunto disagio sottostante. Lei invece lascia perdere il passato e si concentra sul “qui e ora”...
L’attacco di panico può nascere da una serie di fattori e non è dimostrato che scovando e rimuovendo la causa iniziale che ha dato il via al primo attacco di panico, la persona non ne soffrirà più in futuro.
Come ho già detto, il problema è interrompere il circolo vizioso dell’ansia, la paura della paura.
Curare l’ansia per me significa questo.
Agire sui fattori che mantengono in vita, oggi, nel “qui e ora”, il circolo vizioso.
Quando il pompiere arriva sul luogo dell’incendio per prima cosa cerca di spegnere il fuoco, senza curarsi se sia stato un fulmine o una sigaretta a dare avvio all’incendio.
Quindi non si va alla ricerca di oscure, complicate e profonde cause, oltretutto solo ipotetiche del problema, ma ci si focalizza su come ogni persona, nel “qui e ora”, ossia nella situazione attuale, senza rendersene conto “costruisce” la trappola nella quale poi entra e dalla quale non riesce più ad uscire da solo.
Insomma come dice Wittgenstein “quelli che continuano a domandare perché sono come i turisti che davanti ad un monumento leggono la guida – e proprio la lettura della storia della sua origine ecc. ecc., impedisce loro di vedere il monumento”.
Una volta uscito dal circolo vizioso, allora si può anche indagare retroattivamente alla ricerca della causa o delle cause iniziali che hanno portato il primo attacco di panico, ma spesso questo, nella mia visione, non ha alcun senso e nessuna utilità.
Questa è la mia prospettiva.
Quali sono nella cura dell’ansia, se li può citare, alcuni degli ultimi casi più difficili che ha dovuto affrontare?
Ultimamente ho seguito una giovane ragazza che soffriva di una forma di ansia molto forte, con attacchi di panico durante la notte e di giorno con vomito e violente crisi di pianto, spesso era costretta a uscire da scuola.
Gli attacchi li aveva tutti i giorni, da più di un anno.
L’ho vista 9 volte in tutto.
Ha recuperato in pieno tutte le sue risorse e superato completamente il suo problema con l’ansia.
Un altro caso esemplare è quello di un uomo, appena andato in pensione, che da molti anni soffriva di attacchi d’ansia ogni volta che doveva mangiare e in pratica non riusciva più a uscire di casa.
Inoltre, da 20 anni soffriva di insonnia e prendeva farmaci in dosi massicce sia di notte che di giorno. La psicoterapia è durata pochi mesi.
Ora sta bene, mangia, dorme e non prende più farmaci.
Curare l’ansia, per me, significa questo.
News:
INTERVISTE 2009
INTERVISTA AL SETTIMANALE NOTIZE
Psicologo a Reggio Emilia e Carpi (Mo)