LA PSICOTERAPIA BREVE
Quando i tentativi già fatti non hanno funzionato, allora è il
momento di fare qualcosa di diverso.
Yapko
Il modello di psicoterapia breve da me applicato nelle sedi di Carpi (Mo), Rovereto s/s (Mo) e Reggio Emilia, cerca di integrare tre diversi modelli psicoterapeutici: da una parte l’approccio comportamentale moderno, indubbiamente il più ricco di contributi ed evidenze sperimentali ed il cui grande merito è stato quello di rendere la psicologia una scienza alla pari di tutte le altre¹, e dall’altra il modello di Milton Erickson Infatti, questi tre modelli hanno molte più cose in comune rispetto alle differenze, che seppure innegabili, non appaiono così nette e marcate.
Questo modello di psicoterapia breve, affinato nella mia pratica clinica, nasce dall’esigenza funzionale di riunire ed elaborare le migliori tecniche e strategie di ognuno di questi modelli.
Intendiamoci: non è un compito semplice perché costringe lo psicoterapeuta a grandi sforzi e continui aggiornamenti per essere in grado di avere sempre più tecniche e strategie terapeutiche pronte per essere utlizzate a seconda del caso specifico.
È come avere una cassetta degli attrezzi: più se ne posseggono e più diventa facile risolvere i problemi. Invece se si possiedono solo pochi attrezzi, diventa difficile applicarli efficacemente a diverse problematiche. Sarebbe come voler utilizzare un cacciavite per piantare un chiodo: molto meglio se si ha a disposizione il martello!
Ma oltre a possedere molti attrezzi lo specialista deve essere anche in grado di utilizzarli al meglio, e quindi ne deve avere una grande padronanza. E la padronanza non può che nascere, da una parte, dalla conoscenza accurata di tutti gli attrezzi che si posseggono, e dall’altra, dall’esperienza che se ne fa utilizzandoli.
Non ci sono altre strade.
Mi vengono in mente le parole di Kahlil Gibran: “tutte le cose sono belle, e lo diventano ancora di più quando non abbiamo paura di conoscerle e provarle. L’esperienza è la vita con le ali”.
Personalmente vedo centinaia di persone diverse ogni anno e questo mi ha permesso di fare molta esperienza e di affinare così le tecniche e le strategie psicoterapeutiche dei tre diversi modelli clinici.
Il motore che mi spinge in questa impresa ardua di attuazione di una psicoterapia breve integrata, è la soddisfazione impagabile di vedere la gran parte delle persone che ricevo cambiare rapidamente: se non fosse così, probabilmente avrei già cambiato lavoro. D’altronde, come dice Boris Pasternak, “vivere significa sempre lanciarsi in avanti, verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci”.
Tutto questo tenendo sempre a mente le parole di Lucille Ball, "non so nulla della fortuna. Non mi sono mai appoggiato ad essa e temo chi lo fa. Per me la fortuna è qualcos’altro: lavorare duro e rendermi conto di ciò che è un’opportunità e quello che non lo è".
Così, ad esempio, per un certo tipo di persona può essere più adatto l’uso, da parte dello psicoterapeuta, di una strategia comportamentale classica piuttosto che una strategia paradossale tipica di Erickson e in generale, dell’approccio strategico³.
In fondo, il chirurgo, per portare a termine una buona operazione, non può utilizzare solo il bisturi ma gli serviranno anche altri strumenti. Come detto anche sopra, più strumenti si hanno e meglio è. Questa è almeno la mia ottica che definirei, ancora una volta, funzionale.
L’obiettivo, comunque, della psicoterapia è la “ristrutturazione” percettiva-emotiva-cognitiva della persona . Ristrutturare significa dare una nuova struttura alla visione del mondo concettuale e/o emozionale della persona e porlo così in condizione di considerare i “fatti” che esperisce da un punto di vista tale da consentirgli di affrontare meglio la situazione anziché eluderla, perché il modo nuovo di guardare la realtà ne ha cambiato completamente il senso (Watzlawick, Weakland, Fish, 1974). Insomma, con le parole di Shakespeare, “non vi è nulla di buono o di cattivo che il pensiero non renda tale”.
In conclusione, qui di seguito, vi sono alcune delle caratteristiche principali di questo modello di psicoterapia breve integrato:
- È orientato principalmente alle soluzioni pratiche del problema;
- È interessato al presente, al qui e ora (hic et nunc), e non al passato della persona: ossia a come la persona costruisce il problema dal quale non riesce
più ad uscire;
- È breve, nel senso che i cambiamenti devono avvenire in un tempo stabilito (contratto terapeutico), solitamente 10 sedute;
- È molto pragmatico e concreto; in questa ottica vengono assegnati, tra una seduta e l’altra, compiti alla persona che hanno la funzione di far fare alla persona esperienze emozionali correttive in grado di ristrutturarla cognitivamente;
- È rispettoso della persona (accettazione non giudicante rogersiana);
- È flessibile e si adatta alla persona* (e non viceversa);
- È reciprocamente attivo, nel senso che se da una parte lo psicoterapeuta si impegna attivamente nel guidare la persona verso il cambiamento richiesto, dall’altra la persona impara gradualmente ad attivarsi per cambiare;
- È funzionale, nel senso che il comportamento viene analizzato in funzione di una serie di variabili indipendenti e del contesto in cui esse agiscono; e poi nel senso che è interessato all’efficacia del trattamento e non alle interpretazioni;
- È interazionale, poiché tiene conto della relazione esistente tra la persona e l’ambiente, come pure della bidirezionalità di questa relazione (concetto di circolo vizioso);
- È antiriduzionista, in quanto sceglie di cercare le spiegazioni allo stesso livello degli eventi che si vogliono spiegare.
Note:
1 Sono soprattutto il comportamentismo radicale di Skinner e l’intercomportamentismo di Kantor, a dare forma sistematica alla psicologia del comportamento, dandogli una filosofia della scienza esplicita e logica, oltre che di posizioni chiare circa l’oggetto di studio, la metodologia ed il rapporto tra ricerca di base e ricerca applicata (Perini, 2001).
2 Volendo essere precisi si può dire che dal lavoro di Milton Erickson nasce la psicoterapia breve che può essere suddivisa in quattro filoni principali. Dal lavoro di Ernest Rossi, allievo diretto di Erickson, e di Jeffrey Zeig, direttore della Milton H. Erickson Foundation a Phoenix in Arizona, si sviluppa La psicoterapia ipnotica ericksoniana. Dal lavoro di De Shazer e della moglie Insoo Berg nasce il gruppo di Milwaukee ed il SolutionFocused Model. Dagli studi di Weakland, Watzlawick e Fish del Mental Research Insitute (MRI) di Palo Alto si sviluppa il Brief Strategic Model. Infine dal lavoro di Haley e di Cloé Madanes si costituisce il gruppo di Washington e prende forma il Family Strategic Model.
3 Anche L’Abate e Weeks (1984), nel loro bellissimo libro dal titolo “Psicoterapia paradossale”, affermano che diverse tecniche comportamentistiche possono essere considerate basate sul paradosso. D’altronde, come scrive Camillo Loriedo, direttore della scuola italiana di ipnosi e psicoterapia ipnotica ericksoniana di Roma, “Erickson è riuscito a fare accettare universalmente il principio dell’efficacia dell’intervento, a prescindere dall’orientamento teorico del terapeuta, insegnando a dare valore non tanto alle speculazioni teoriche quanto soprattutto ai risultati ottenuti, superando ogni sorta di limitazione arbitraria e piegando le impostazioni rigide della psicoterapia fino a renderle abbastanza flessibili da poter rispettare l’individualità di ogni paziente” (2006,
p. 30).
* Anche Milton Erickson ricorda come “la prima cosa da tenere presente quando si tratta con un paziente, un cliente o una persona, è rendersi conto che ciascuno di essi è un individuo. Non ci sono due persone uguali. Non ci sono due persone che capiscano la stessa frase allo stesso modo, e così, trattando con la gente, non dovete cercare di far sì che si adattino al vostro concetto di cosa loro dovrebbero essere, dovreste cercare di scoprire quale viene a essere l’idea che loro hanno di se stessi” (cit. in Gordon, Meyers-Anderson, 1984, p. 22-23). E aggiunge che “è di enorme importanza che voi vi rendiate conto che quando chiedete ai pazienti di fare qualcosa, dovete lasciare che essi lo facciano a modo loro […] Offrite le idee ai pazienti in modo tale che abbiano l’opportunità di interpretare a modo loro ciò che avete detto; e qualunque cosa i pazienti producano, voi l’accettate e vi conformate (Erickson, 1988, p. 66-68).
Riferimenti bibliografici:
Anchisi, R., Gambotto, D.M., Moderato, P. (1996) (a cura di) Analisi
e terapia del comportamento. Libreria Cortina, Torino.
Erickson, M.H. (1988) La comunicazione mente-corpo in ipnosi. Astrolabio, Roma.
Gordon, D., Meyers-Anderson, M. (1984) La psicoterapia ericksoniana. Astrolabio, Roma.
L’Abate, L., Weeks, G.R. (1984) Psicoterapia paradossale. Astrolabio, Roma.
Nardone, G., Loriedo, C., Zeig, J., Watzlawick, P. (2006) Ipnosi e terapie ipnotiche. Ponte alle Grazie, Milano.
Perini, S. (2001) Considerazioni sul concetto di normalità nello sviluppo cognitivo. In Moderato P., Rovetto F. (a cura di) Psicologo: verso la professione. McGraw-Hill, Milano
Watzlawick P., Weakland J.H., Fisch R. (1974) Change. Astrolabio, Roma.