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Soluzioni rapide a problemi complicati

Pensare che quando un problema è complicato e persistente da tanto tempo, occorreranno terapie altrettanto lunghe e faticose, è una credenza molto diffusa. Tale credenza non si basa su ricerche scientifiche, ma solo sul cosiddetto "senso comune". In altre parole è un vero e proprio "mito", e come tale bisogna smontarlo. I problemi umani, anche i più complessi, sono sempre dei veri e propri circoli viziosi ed i fattori che li mantengono e li rafforzano sono sempre rintracciabili nel presente della persona, non nel suo passato!!
Il passato non cambia: si vive oggi, si vive domani, come diceva Milton Erickson, e bisogna agire sui fattori che mantengono oggi il problema.
Facciamo un esempio: una fobia non è altro che un apprendimento emotivo (come spiego e approfondisco nel mio libro "Sulle ali del panico"), così come il disturbo da attacchi di panico. I fattori che mantengono e rafforzano le fobie di solito sono gli stessi per tutte le persone: il primo ed il più importante ad esempio è l'evitamento, ossia evitare le situazioni temute. Come posso superare una fobia se non affronto l'oggetto fobico??? Posso pensare e ripensare al mio passato e cercare di dare un senso ed un significato alla mia fobia, ma di certo essa non passa. Occorre disapprendere la fobia, e per farlo occorre affrontare, meglio se gradualmente, l'oggetto temuto.
Per il disturbo da attacchi di panico, ovvero "la paura della paura", alcuni dei fattori principali che mantengono il circolo vizioso sono l'evitamento, i cosiddetti comportamenti protettivi o di protezione, l'ascolto di se stessi e delle proprie sensazioni, l'interpretazione erronea delle stesse sensazioni. Se non agiamo su tali fattori, non sarà possibile rompere il circolo vizioso e risolvere il problema.
Ecco perché, allora, curare l'ansia significa agire sul circolo vizioso ed in particolare sui fattori presenti che lo mantengono in vita, in modo così da romperlo.
Per rompere un circolo vizioso non occorrono anni e nemmeno decenni!!
Nella mia prospettiva, una buona psicoterapia breve dovrebbe agire su tali circoli viziosi: nel giro di poco tempo la persona, anche se da tanti anni soffre di quel problema, riesce a risolvere la sua patologia e ritorna al proprio naturale benessere.
 

2 commenti a Soluzioni rapide a problemi complicati:

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Alessandra on Sunday, October 31, 2010 10:45 PM
Il suo metodo m'incuriosisce molto, oltre che accendere una flebile fiammella di speranza che anche "il mio caso" sia curabile. Innanzitutto le faccio i miei complimenti perchè dopo un quindicennio di ansia e attacchi di panico , leggendo casualmente un suo articolo,credo di aver davvero capito solo oggi che i miei tanto temuti effetti negativi (che purtroppo stò sperimentando per l'ennesima volta questi giorni in cui stò attraversando una pesante "ricaduta") sono una reazione e comuni effetti dell'attacco di panico, e non la vera e propria malattia (così purtroppo io l'ho sempre vissuta e temuta)...Non son serviti neppure dieci anni di psicoterapia e ulteriori 4 anni di cura farmacologica. Non riuscivo a capirlo, ad accettarlo. Oggi mi stò attaccando alla spiegazione che sono effetti, reazioni dell'ansia, che forse con una terapia cognitiva si possono davvero far regredire e scomparire. Però sono estremamente difficili da gestire. In particolare, tra i vari sintomi che io temo di più, (credo di averli sperimentati quasi tutti), è la sensazione di "depersonalizzazione" che lei ha descritto molto bene, di pensieri veloci e inopportuni, di sgradevole sensazione di distacco non voluto dalla realtà, e questo mi fa veramente molta paura, perchè è un'esperienza molto terrificante e veramente penosa e pesante, sia quando son sola, che s'ingigantisce nella mia testa, sia quando tento di affrontarla cercando di tener fede ad impegni e incontri con gli altri. Si scatena una lotta mentale senza quartiere sfinente dove apparentemente ho gestito la situazione ma poi mi scoppia in testa più prepotente che mai, togliendomi ogni stimolo. Devo continuamente distrarmi e non sempre ci riesco. Il pensiero torna sempre ossessivamente lì, e sono in una condizione in cui bene che mi vada sono sempre in allarme, male che mi vada, il più delle volte, mi riscateno quella condizione da me tanto temuta, e siamo al suo circolo vizioso che Lei bene ha illustrato. Quindi, al di là del capire da sola e affrontare in modo più razionale l'evitamento dei luoghi (l'attacco mi è venuto così forte questi giorni proprio tornando "sul luogo del delitto" in cui ho sofferto dei miei primi attacchi di panico di 15 anni fa)o i comportamenti che limitano la mia vita, che effettivamente purtroppo stò attuando, credo dunque che il mio problema stia non "solo" in erronee convinzioni e conseguenti "emozioni negative" (che sfido chiunque a non avere dopo aver provato certe sensazioni paralizzanti) ma nella vera e propria totale incapacità di "gestione" di quegli stessi processi mentali che mi spaventano e mi bloccano. Chiedo: è veramente possibile intervenire a questo livello?
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Dott. Fabio Gherardelli on Monday, November 01, 2010 8:03 PM
Cara Alessandra, ho letto con molto interesse il suo commento. Il circolo vizioso del panico, una volta costituito, si basa su certi fattori che la persona fatica ad abbandonare. Come scrive giustamente, imparare a gestire i processi mentali che spaventano e bloccano non è certo facile e nemmeno semplice. Ma la strada giusta è questa. Se non impariamo ad affrontare certe sensazioni che viviamo come "catastrofiche", non possiamo rompere il circolo vizioso. Ritengo che una buona psicoterapia debba insegnare questo alla persona, e che per farlo non occorrano certo anni. Bisogna fornire la strada giusta alla persona, in modo che cominci a mettere in dubbio tali processi mentali e a viverli con graduale distacco. Occorre anche considerare che ci sono dei condizionamenti che tendono a ripresentarsi se non sono affrontati e gestiti. L'attacco di panico non è uno stato ma un processo: una volta imparato a gestire, non ne abbiamo più paura ed usciamo dal circolo vizioso. Un saluto
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