Demofobia, la paura di stare in luoghi affollati
Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo. Psicoterapeuta. Psicoterapia breve
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Demofobia, la paura di stare in luoghi affollati

È un problema che affligge diverse persone, se non controllato a dover può sfociare anche in seri attacchi di panico.
Un gruppo di amici in vacanza, la serata dopo il mare da organizzare nella località di villeggiatura che avete scelto ma una enorme difficoltà a conciliare le esigenze di tutti, perché c'è sempre qualcuno - e sempre la stessa persona! - che declina qualsiasi invito, sia che si tratti di un concerto, sia di una sagra di paese, sia di una innocente seconda visione al cinema.
Pensi che il suo sia snobismo, perché ti sei resa conto che tende a evitare qualsiasi situazione in cui si ritroverebbe tra moltitudini di comuni mortali, ma ignori che il problema che gli impedisce di accettare è proprio lì, nella sua paura della gente. Il termine scientifico è “demofobia”, e indica lapaura irrazionale di trovarsi in mezzo alla folla.
Chi soffre di questo disturbo, quasi sempre collegato all'agorafobia (la paura degli spazi aperti) mette in atto le cosiddette condotte di sviamento, eliminando dal suo agire qualsiasi posto in cui pensa di poter star male. In altre parole, è assalito da un'ansia anticipatoria. Il suo inconscio “ragiona” in questo modo: “se vado in un posto pieno di gente e mi sento male sarà difficile per me poterne uscire, per cui è meglio restare a casa, o in un altro posto dove sono o mi sento al sicuro e niente di brutto potrà accadermi”.
Sono i sintomi classi dell'attacco di panico, che nel demofobico può scatenarsi non solo in una piazza gremita, ma anche su un autobus sovraffollato con sensazione imminente di morte, tachicardia, sudorazione, mancanza d’aria. Questi sintomi derivano dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l'organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza. La cosa più sbagliata da fare, come in tutte le fobie, è rimproverare al fobico la sua paura: le persone che soffrono di demofobia – come di qualsiasi altro disturbo d'ansia - si rendono perfettamente conto dell'irrazionalità delle loro reazioni emotive, ma non riescono a controllarle. Farglielo notare non gli risolve il problema e li conduce a uno stato di prostrazione.
Nei casi lievi la demofobia si affronta con un ciclo di sedute di psicoterapia cognitivo-comportamentale, attraverso l'utilizzo di tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti. Il paziente viene avvicinato progressivamente agli stimoli che innescano la paura, fino ad arrivare nel giro di 4 o 5 settimane, a esposizioni molto più forti, a contatto diretto con ciò che lo terrorizza (nel cado del demofobico l'andare in luoghi affollati). L'approccio cognitivo-comportamentale può spaventare molto le persone che soffrono di una fobia, che devono affrontare a viso aperto proprio la situazione temuta, ma con l'aiuto di un terapeuta esperto, garantisce il successo nel 90-95% dei casi. Alcuni psicologi, per rendere più efficace il metodo, insegnano al paziente strategie di rilassamento fisiologico, come alcune tecniche di respirazione, che la persona fobica dovrà utilizzare poco prima di esporsi agli stimoli ansiogeni. Nei casi più gravi di demofobia è indispensabile abbinare alla psicoterapia una terapia farmacologica, sotto stretto controllo medico.

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