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    <title>Il mio blog</title>
    <link>http://www.psicologiabreve.com/blog.html</link>
    <description>Il mio blog</description>
    <item>
      <title>LA PSICOTERAPIA CAMBIA IL CERVELLO</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-6546817" align="center"&gt;&lt;font size="1"&gt;[Tratto da &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.igeacps.it/neuropsicologia/articoli/122.html#.T10F5o-BHIU.facebook" class="userlink"&gt;&lt;font size="1"&gt;http://www.igeacps.it/neuropsicologia/articoli/122.html#.T10F5o-BHIU.facebook&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size="1"&gt;]&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546819"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546820"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;b&gt;E’ stato scoperto dalle osservazioni condotte con Risonanza Magnetica Funzionale (fRMI), una tecnica di osservazione delle aree del cervello attive in determinate circostanze o attivit&amp;#224; (leggere, parlare, ascoltare, ricordare, fare sesso, ecc) che la psicoterapia agisce sul cervello modificandolo.&lt;br&gt;“In base alle osservazioni condotte con la tecnica della Risonanza Magnetica Funzionale (fRMI) &amp;#232; risultato che la psicoterapia pu&amp;#242; modificare la struttura del cervello&amp;quot;.&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546822"&gt;&lt;b&gt;La scoperta &amp;#232; stata presentata durante il &amp;quot;20&amp;#176; Congresso mondiale di Medicina psicosomatica&amp;quot; tenutosi a settembre 2009 a Torino. Secondo gli esperti, la psicoterapia &amp;#232; in grado di modificare l&amp;#39;attivazione di aree specifiche cerebrali in modo tale che l&amp;#39;individuo possa gestire meglio emozioni negative quali ansia, panico, depressione, paura” (da La Stampa del 23/09/2009).&lt;br&gt;Questa tecnica di indagine (fRMI) ha, quindi, evidenziato che, per esempio, pazienti sofferenti per fobie, ansia o stati depressivi pi&amp;#249; o meno gravi presentavano, dopo essersi sottoposti per qualche mese ad un ciclo di incontri con uno psicoterapeuta, i livelli di attivazione delle aree cerebrali interessate nel disturbo specifico del tutto vicine alla norma, come se avessero assunto dei farmaci.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546824"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;b&gt;Ecco un esempio maggiormente esplicativo: “C’&amp;#232; un uomo che ha paura dei ragni. Ne ha uno davanti. La fotografia del suo cervello mostra che una parte - l’area pre-frontale laterale destra - si attiva, stimolata dalla sua paura. Qualche tempo dopo lo stesso individuo non ha pi&amp;#249; alcuna reazione. Guarda un ragno, eppure reagisce in modo &amp;#171;normale&amp;#187;, come quello di chi non &amp;#232; assalito da impulsi di terrore” ( da La Stampa del 23/09/2009).&lt;br&gt;In questo caso specifico &amp;#232; chiaro ed evidente che il cervello della persona si &amp;#232; modificato. Si &amp;#232; modificata, in particolare, la struttura dei neuroni (cio&amp;#232;, la materia di cui il cervello &amp;#232; composto). L’aspetto pi&amp;#249; interessante e innovativo, per&amp;#242;, risiede nel fatto che tutto ci&amp;#242; &amp;#232; accaduto senza intervenire farmacologicamente (come purtroppo molto spesso si fa in Italia), ma solamente grazie alla psicoterapia, grazie, cio&amp;#232;, alla relazione tra un individuo (paziente) e un altro (psicoterapeuta).&lt;br&gt;La terapia della psiche (della mente o del pensiero, se preferite) &amp;#232; in grado di far cambiare forma ed anche attivit&amp;#224; al cervello: non solo contrasta ansie e fobie, ma regola anche le risposte agli stress causati dalle malattie. Agisce, infatti, sulle interrelazioni tra gli aspetti biologici (organici) e neuronali (psicologici, se vogliamo) cio&amp;#232; su quelli che in gergo scientifico sono detti circuiti neurobiologici. La psicoterapia “Ha lo stesso effetto dei farmaci anti-paura, insomma”, spiega Secondo Fassino, direttore del Centro universitario per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell’ospedale Molinette di Torino che ha ospitato il congresso ( da La Stampa del 23/09/2009).&lt;br&gt;Fortunatamente, quello dell’utilizzo della psicoterapia al posto dei farmaci &amp;#232; un procedimento che sta consolidandosi negli anni, nonostante la tendenza diffusissima a ricorrere ai farmaci per molti disturbi o disagi che potrebbero efficacemente essere affrontati con la psicoterapia.&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546828"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;b&gt;Non &amp;#232; insolito, infatti, che genitori di bambini “irrequieti”, oppure persone con problemi di ansia, fobie, ossessioni, attacchi di panico, depressione, distorsioni dell’umore ecc., si rivolgano preferenzialmente a neurologi, psichiatri o neuropsichiatri per risolvere i propri disagi; e non &amp;#232; insolito, purtroppo, nemmeno il fatto che tali operatori prescrivano farmaci a iosa, con leggerezza e intenzionalit&amp;#224; anche quando sanno benissimo che basterebbe un ciclo di psicoterapie o un affiancamento di sedute di psicoterapia alla terapia farmacologica. Certo &amp;#232; che non tutti gli psichiatri, neurologi e medici di base sono cos&amp;#236; insensibili, purtroppo, per&amp;#242;, manca in Italia il pieno sviluppo di quella funzione informativa che essi dovrebbero attuare, manca, cio&amp;#232; la funzione “ponte” tra la medicina e la psicoterapia.&lt;br&gt;Il fatto ancora pi&amp;#249; sconcertante, per non dire terrificante, riguarda proprio i bambini, cio&amp;#232; la facilit&amp;#224; con cui, anche a loro, oggi vengono somministrati farmaci per problemi e disagi a cui si potrebbe far fronte benissimo con le parole, l’ascolto, con l’educazione, l’amore e regole comportamentali chiare e adeguate.&lt;br&gt;E’ il caso,per esempio, di bambini che se mostrano frequenti distrazioni in classe o un’eccessiva aggressivit&amp;#224; con i compagni, oggi, vengono classificati come malati di ADHD, cio&amp;#232; della “sindrome da deficit di attenzione e iperattivit&amp;#224;”. In pratica, il bambino viene subito considerato un malato mentale, riconducendo ad un deficit fisiologico quello che, spesso, &amp;#232; un problema ambientale o sociale. Ma, l’aspetto peggiore sta negli effetti collaterali e a lungo termine dell’uso di tali farmaci: il Ritalin (della Novartis), per restare nell’ambito dell’esempio dei bambini, fino al 2003 era classificato insieme agli oppiacei, alla cocaina, all’eroina e all’LDS (nella tabella n.7 della Farmacopea), poi, per decreto ministeriale, &amp;#232; passato nella sottotabella IV, dove si trovano le benzodiazepine e gli altri psicofarmaci. Questa decisione non ha nessun fondamento scientifico, n&amp;#233; logica di benessere o utilit&amp;#224;, in quanto la stessa Novartis mette&amp;#160; guardia, nella scheda tecnica del farmaco, circa i rischi dell’uso di tale farmaco. Si legge, infatti, “un uso abusivo pu&amp;#242; indurre marcata assuefazione e dipendenza psichica con vari gradi di comportamento anormale (…) Si richiede un’attenta sorveglianza anche dopo la sospensione del prodotto poich&amp;#233; si possono rilevare grave depressione e iperattivit&amp;#224; cronica”. Praticamente, si tratta di un farmaco che provoca effetti molto peggiori di quelli che dovrebbe curare! Anche nella “Guida all’uso dei farmaci” stilata dal Ministero della Salute si parla di effetti collaterali anche peggiori e, nonostante ci&amp;#242;, basta che un bambino sia un po’ negligente, corra, si dimeni sulla sedia, parli troppo, si agiti o ascolti poco che i genitori vengano indirizzati ad una visita specialistica da cui, se il professionista &amp;#232; un sciacallo, pu&amp;#242; scaturire la prescrizione di un farmaco e non di una psicoterapia.&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546831"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;b&gt;La psicoterapia, anche in questo caso, &amp;#232; meglio! Per lo meno non ha effetti collaterali.&lt;br&gt;Pensateci.&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-6546833"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <pubDate>03/12/2012 00:38:00</pubDate>
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      <title>Il cervello dei depressi non riesce a riposarsi</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-3280028" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;font size="5"&gt;Il cervello dei depressi non riesce a riposarsi&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280029"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280030" align="left"&gt;&lt;font size="1"&gt;&lt;font size="2"&gt;[&lt;/font&gt;&lt;font size="1"&gt;tratto da &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/scienze/2012/03/01/news/depressione_la_causa_nell_eccesso_di_connessioni_del_cervello-30775972/" class="userlink"&gt;http://www.repubblica.it/scienze/2012/03/01/news/depressione_la_causa_nell_eccesso_di_connessioni_del_cervello-30775972/&lt;/a&gt;]&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280032"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280033"&gt;Lo studio dell&amp;#39;Universit&amp;#224; Medica di Vienna. A non funzionare &amp;#232; un recettore cruciale per raggiungere uno stato di calma interiore fine &lt;font color="#0066cc"&gt;Lo leggo dopo&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280034"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280035"&gt;E&amp;#39;&amp;#160;come un interruttore che non si riesce mai a spegnere. Nella depressione non sembra esserci pace per il cervello. Secondo un gruppo di &lt;a href="http://www.pnas.org/content/early/2012/01/25/1117104109.short" class="userlink"&gt;&lt;font color="#0066cc"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;studiosi viennesi&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;nei depressi non funziona bene un recettore cruciale per raggiungere uno stato di calma interiore. &lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280037"&gt;E&amp;#39; quella sensazione di tranquillit&amp;#224; che abbiamo quando non abbiamo niente da fare. In quei momenti la mente &amp;#232; a riposo e vaga. Per descrivere questo stato si parla spesso dei cosiddetti sogni ad occhi aperti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Se non riusciamo a mettere il cervello in &amp;#39;stand by&amp;#39; e rimaniamo sempre sul filo in uno stato di perenne tensione. La ricerca &amp;#232; stata realizzata da Siegfried Kasper, capo del dipartimento di psichiatria e psicoterapia dell&amp;#39;universit&amp;#224; &lt;font color="#ffffff"&gt;Medica di Vienna, ed &amp;#232; stata appena pubblicata sulla rivista &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.pnas.org/" class="userlink"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;&lt;i&gt;Proceedings of the National Academy of Sciences&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;(Pnas).&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;Nel nostro cervello c&amp;#39;&amp;#232; una serie molto intricata di aree neurali, chiamate &amp;quot;default mode network&amp;quot;, che si attivano solo quando non abbiamo niente da fare, in pratica quando il cervello entra in stand by e la mente vaga, si riposa, fino alla calma interiore per i fortunati che ci riescono. Nei depressi, sempre ansiosi e in preda a ruminazioni continue, la calma mentale &amp;#232; un dono raro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I ricercatori viennesi hanno scoperto per la prima volta che il motivo di ci&amp;#242; &amp;#232; che nel cervello depresso non si attiva per bene questa modalit&amp;#224; di default in quanto &lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280045"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-3280046"&gt;&amp;#232; disfunzionale il recettore 1 A della serotonina. Questo recettore ha un potente effetto inibitorio che permette al cervello di andare in stand by; ma nei depressi, secondo gli psichiatri viennesi, questo effetto &amp;#232; pesantemente ridotto. Lo studio potrebbe dunque aprire le porte a nuove terapie contro depressione e ansia. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <title>ZERO PARANOIE di FABIO GHERARDELLI editore MONDADORI </title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-18850422"&gt;Dal&amp;#160;14 febbraio 2012&amp;#160;&amp;#232; disponbile in tutte le librerie il libro ZERO PARANOIE, editore MONDADORI.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850423"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850424"&gt;&lt;span style="float:left;height:13px;margin:0 1.5em 7px 0;width:63px;font-family:'lucida grande',tahoma,verdana,arial,sans-serif;font-size:11px;"&gt;&lt;a name="fb_share" type="icon_link" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3a%2f%2fwww.psicologiabreve.com%2fblog%2f2012%2f01%2f16%2fZERO-PARANOIE-editore-MONDADORI-.aspx" share_url="http://www.psicologiabreve.com/blog/2012/01/16/ZERO-PARANOIE-editore-MONDADORI-.aspx"&gt;Condividi&lt;/a&gt;&lt;script type="text/javascript" src="http://static.ak.fbcdn.net/connect.php/js/FB.Share" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850426"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850427"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850428"&gt;&lt;a href="#" rel="sw_lightbox" class="userlink"&gt;&lt;img src="http://www.psicologiabreve.com/blog/assets/0_0_0_0_168_258_csupload_42496087.jpg?u=634657495636169877" width="168" height="258" id="post-356714:ctrl-17984749" alt="" title="" style="float:left;height:258px;margin:0 1.5em 7px 0;width:168px;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Il destino non si cambia....” &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850431"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Sono brutta....”&amp;#160;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850432"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Nessuno mi ama....&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;” &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850433"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Il carattere non si cambia...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850434"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Non valgo nulla...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850435"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Il mondo &amp;#232; dei furbi.”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850436"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Il mio passato &amp;#232; la vera causa dei miei problemi...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850437"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Sono sfigato...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850438"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“&amp;#200; tutta colpa tua.”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850439"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“O le cose le faccio bene o non le faccio...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850440"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Nessuno mi sa amare...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850441"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“E se mi sento male...???”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850442"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“E se non sono all’altezza...???”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850443"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Gli altri sono cattivi...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850444"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;“Non devo sbagliare...”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850445"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850446"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850447"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;Quante volte queste e altre frasi simili hanno fatto capolino nella nostra mente, nella conversazione con le persone che vivono con noi, in casa o sul lavoro.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850448"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;La paura di non farcela, di non essere all’altezza, di essere rifiutati o incompresi. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850449"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;Il timore di essere sbagliati, di non poter rimediare agli errori, di essere circondati da un mondo cattivo e disonesto: piccole c&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;repe di insicurezza che fanno spesso capolino nel quotidiano di ognuno di noi. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850450"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;E ci bloccano. Emotivamente e fisicamente. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850451"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;Ingenerando un circolo vizioso che pu&amp;#242; trasformarsi da paranoia a problema serio. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850452"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;Zero paranoie &amp;#232; il nuovo metodo per sconfiggere le proprie insicurezze appena cercano di intrufolarsi nella nostra vita. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850453"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="2"&gt;Molto spesso i problemi nascono dentro di noi e si nutrono delle nostre insicurezze. Nella fase adolescenziale ma anche in quella adulta vediamo difficolt&amp;#224; che non esistono, ci fermiamo davanti a ostacoli inventati dalla mente, combattiamo contro mostri che in realt&amp;#224; sono draghi di cartone. Per qualche ragione insondabile, siamo proprio noi che autolimitiamo la nostra felicit&amp;#224; e la nostra realizzazione con tante piccole paranoie.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850454"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850455"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-18850456"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
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      <pubDate>01/16/2012 01:20:00</pubDate>
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      <title>PREVEDERE GLI ATTACCHI DI PANICO: ORA SI PUO'</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-15442391" align="center"&gt;(&lt;a href="http://www.infooggi.it/articolo/prevedere-gli-attacchi-di-panico-ora-si-puo/22501/" class="userlink"&gt;http://www.infooggi.it/articolo/prevedere-gli-attacchi-di-panico-ora-si-puo/22501/&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442393"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442394"&gt;&lt;b&gt;Tremore, respirazione superficiale, sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, sensazione di formicolio tachicardia, senso di soffocamento o asfissia: sono i sintomi improvvisi di un &lt;a href="CURARE-IL-PANICO.html" class="userlink"&gt;&lt;font color="#fff200"&gt;attacco di panico&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442396"&gt;&lt;b&gt;Eppure sembra che alcuni cambiamenti fisiologici anticipino la comparsa del disturbo. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442397"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442398"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442399"&gt;&lt;b&gt;Secondo uno studio pubblicato su Biological Psychiatry infatti, &amp;#232; possibile prevedere un attacco fin da un’ora prima. Questo &amp;#232; quanto emerge dalla ricerca condotta da Alicia Meuret della Southern Methodist University di Dallas, negli Usa, che ha monitorato per ventiquattro ore 43 pazienti affetti dal disturbo cronico. I soggetti hanno indossato degli speciali misuratori che registravano l’andamento di alcuni parametri collegati agli stati d’ansia, come il respiro e il battito cardiaco. L’analisi dei dati ha permesso di individuare cambiamenti che si verificano a partire da 70-60 minuti prima che si abbia un attacco e che sono assenti quando questo non compare. La cosa pi&amp;#249; interessante &amp;#232; che queste alterazioni sono del tutto inconsapevoli per il paziente.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-15442400"&gt;&lt;b&gt;Un notevole passo in avanti per quanto riguarda la futura prevenzione e cura di questo disturbo che colpisce sempre pi&amp;#249; persone. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <link>http://www.psicologiabreve.com/blog/2011/12/27/PREVEDERE-GLI-ATTACCHI-DI-PANICO-ORA-SI-PUO.aspx</link>
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      <pubDate>12/27/2011 20:33:00</pubDate>
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      <title>Dolcidipendenti: è colpa dell’ansia!!</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-13702280" align="center"&gt;(Vedi: &lt;a href="http://benessere.guidone.it/2011/12/14/dolcidipendenti-e-colpa-dellansia/" class="userlink"&gt;http://benessere.guidone.it/2011/12/14/dolcidipendenti-e-colpa-dellansia/&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-13702282"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-13702283"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-13702284"&gt;&lt;b&gt;Mangiarne tanti, tantissimi, fino a star male. E tuttavia tornare a mangiarne ancora appena possibile.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-13702285"&gt;&lt;b&gt;La dipendenza da dolci &amp;#232; come quella da droga o da alcol: un problema serio e grave, perch&amp;#232; porta all’obesit&amp;#224;, a disturbi circolatori e a seri rischi per la vita.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-13702286"&gt;&lt;b&gt;La colpa &amp;#232; tutta dell’&lt;a href="DISTURBI-DI-ANSIA.html" class="userlink"&gt;&lt;font color="#fff200"&gt;ansia&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;, disturbo sempre pi&amp;#249; diffuso nei nostri tempi. Il gusto dolce, infatti, stimola la produzione di serotonina e la serotonina calma l’ansia e regala una lunga sensazione di piacere e benessere che consola la persona e la fa star meglio. Di conseguenza si cerca nuovamente questa “consolazione”, non appena se ne ha l’occasione. Per vincere questa dipendenza, oltre all’aiuto prezioso di un bravo psicologo e di un dietologo competente, si pu&amp;#242; cercare di agire con mezzi propri. Per prima cosa fare una colazione abbondante, cos&amp;#236; da “occupare” molto spazio nello stomaco che ci renda energici per buona parte della giornata: latte e yoghurt con tanta frutta andranno bene, ci daranno sensazione di saziet&amp;#224; e allo stesso tempo il gusto dolce che cerchiamo, ma senza eccessi di calorie. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-13702288"&gt;&lt;b&gt;Quando consumiamo i pasti, stiamo attenti a farlo seduti ben comodi … mai in piedi (la fretta ci spinge a ingozzarci) n&amp;#232; sdraiati (la troppa rilassatezza ci fa perdere il conto dei bocconi mangiati). Cerchiamo anche di smaltire il pi&amp;#249; possibile con l’esercizio fisico. Lo sforzo ci spinger&amp;#224; a bere di pi&amp;#249;, eliminando cos&amp;#236; sia i grassi in eccesso che la voglia smisurata di mangiare.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <pubDate>12/14/2011 20:31:00</pubDate>
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      <title>I ricordi shock vanno via sognando</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-28966124" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;font size="3"&gt;I sogni aiutano a superare le emozioni negative vissute&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966125" align="center"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966126" align="center"&gt;&lt;a href="http://staibene.libero.it/libero_articolo_cornice.asp?id=227320&amp;newarc=1&amp;AREA=psiche&amp;refresh_cens" class="userlink"&gt;&lt;font size="1"&gt;http://staibene.libero.it/libero_articolo_cornice.asp?id=227320&amp;amp;newarc=1&amp;amp;AREA=psiche&amp;amp;refresh_cens&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966128" align="center"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966129" align="center"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966130" align="left"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966131" align="left"&gt;&lt;b&gt;A cosa servono i sogni? A stare bene, fisicamente e mentalmente. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966132" align="left"&gt;&lt;b&gt;Si susseguono le ricerche scientifiche che dimostrano come sognare sia un'attivit&amp;#224; benefica per l'organismo. L'ultima in ordine di tempo si deve ai ricercatori della University of California di Berkeley (negli Stati Uniti), secondo i quali l'attivit&amp;#224; onirica notturna ci aiuta ad attenuare le forti emozioni che abbiamo vissuto durante il giorno, in modo da farci reagire in modo migliore, soprattutto di fronte alle emozioni negative, in caso si dovessero ripresentare eventi simili.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Stando ai risultati di questo studio, dunque, la fase del sonno durante la quale si sogna, la cosiddetta fase Rem (Rapid eye movement), avrebbe un vero e proprio effetto terapeutico in relazione alle esperienze emotive che abbiamo vissuto durante la giornata. Aiuterebbe infatti la parte pi&amp;#249; razionale del nostro cervello a ridimensionare le reazioni negative.&lt;br&gt;Lo studio dei ricercatori ha coinvolto 35 adulti divisi in due gruppi a cui sono state mostrate 150 immagini di forte impatto emotivo per due volte, a 12 ore di distanza. Mentre i volontari osservavano le immagini, la loro attivit&amp;#224; cerebrale veniva misurata con risonanza magnetica. Il primo gruppo ha assistito alle immagini la mattina e la sera, senza dormire nel frattempo. Il secondo invece &amp;#232; stato coinvolto una sera e poi il mattino dopo, quindi dormendo nel mezzo. I soggetti che dormivano hanno riportato una diminuzione significativa della reazione emotiva alle stesse immagini mostrate il mattino dopo.&lt;br&gt;La risonanza magnetica ha infatti mostrato una drastica riduzione della reattivit&amp;#224; dell'amigdala, la parte del cervello che elabora le emozioni: la corteccia prefrontale aveva ripreso il controllo delle reazioni emotive dei partecipanti all'esperimento. In pi&amp;#249;, le registrazioni durante la notte dell'attivit&amp;#224; elettrica cerebrale hanno fatto scoprire una riduzione, durante il sonno, dei livelli di stress neurochimico. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;u&gt;Se il meccanismo non funziona&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28966140" align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;br&gt;&lt;/u&gt;A quanto si legge sulla rivista scientifica &amp;quot;Current Biology&amp;quot;, la scoperta potrebbe spiegare perch&amp;#233; le persone che soffrono di disordine da stress post-traumatico, per esempio i veterani di guerra, abbiano spesso incubi. Secondo gli scienziati, infatti, probabilmente potrebbe essere malfunzionante questo elemento terapeutico del sonno: quando, per un qualunque motivo, si innesca un ricordo, un flashback, l'emozione che si prova &amp;#232; interamente quella che si &amp;#232; vissuta la prima volta, perch&amp;#233; non c'&amp;#232; stata l'attenuazione emotiva esercitata dal sogno&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <link>http://www.psicologiabreve.com/blog/2011/11/27/I-ricordi-shock-vanno-via-sognando.aspx</link>
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      <title>consulenza psicologica online</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-10645697"&gt;Per venire incontro alle numerose richieste, &amp;#232; attivo da oggi un &lt;b&gt;Servizio di Consulenza Psicologica Online&lt;/b&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-10645698"&gt;Il servizio &amp;#232; adatto a tutte quelle persone (maggiorenni) che, a causa della distanza, non riescono a raggiungere facilemente le sedi del Dott. Fabio Gherardelli a&amp;#160;Carpi (Mo), Reggio Emilia e Rovereto s/s - Novi di Modena (Mo).&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-10645699"&gt;Per accedere al servizio &amp;#232; sufficiente andare alla pagina &lt;a href="CONSULENZA-PSICOLOGICA-ONLINE.html" class="userlink"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;CONSULENZA PSICOLOGICA ONLINE&lt;/font&gt;&lt;/a&gt; e compilare l'apposito modulo.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-10645701"&gt;Il SERVIZIO di CONSULENZA ONLINE utilizza due metodi:&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-10645702"&gt;- La VIDEOCHIAMATA, attraverso il programma gratuito SKYPE;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-10645703"&gt;- La posta elettronica e-mail&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <pubDate>11/12/2011 19:48:00</pubDate>
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      <title>Il gioco d'azzardo e l'amigdala</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-28071663" align="center"&gt;(&lt;a href="http://www.controcampus.it/spip.php?article23522" class="userlink"&gt;http://www.controcampus.it/spip.php?article23522&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071665"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071666"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071667"&gt;Che la vita fosse una sorta di game in cui sopravvive il pi&amp;#249; abile e fortunato, lo si sapeva gi&amp;#224;. Che il fine proprio della vita fosse il game in senso stretto, ovvero il gioco d’azzardo, nessuno forse l’aveva intuito.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071668"&gt;Sembra che gran parte della popolazione globale, il 29,2% circa, sia dedita a scommesse da capogiro. Un microcosmo di giocatori, talvolta insospettabili talaltra apertamente dichiarati, vive tra noi ma percepisce le paure in maniera molto diversa.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071669"&gt;Secondo una ricerca diretta dal prof. &lt;b&gt;Benedetto De Martino dell’Universit&amp;#224; della California&lt;/b&gt;, la dipendenza dal gioco d’azzardo, in alcuni casi &amp;#232; una vera e propria necessit&amp;#224; esistenziale; un fine che giustifica qualsiasi mezzo.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071670"&gt;&lt;i&gt;“ La dipendenza – spiega De Martino – &amp;#232; dovuta ad un difetto dell’&lt;b&gt;amigdala&lt;/b&gt;, la parte del cervello che guida le nostre emozioni ancestrali, quali paura e aggressivit&amp;#224;. La sua imperfezione &amp;#232; conseguenza logicamente prevedibile della disattivazione dei freni inibitori che, normalmente ci difendono dal rischio di perdite economiche”. &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071671"&gt; I ricercatori californiani hanno studiato minuziosamente il comportamento di volontari sani ed affetti da micro-lesioni dell’amigdala, sottoponendoli a giochi con vincite in denaro.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071672"&gt; Il risultato dell’analisi metodica ha reso evidente una significativa dicotomia di pensiero e di percezione. I soggetti sani erano propensi a rischiare l’intero capitale solo se la posta in palio era il doppio della potenziale perdita.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071673"&gt; Invece, i soggetti con amigdala lesa, accecati dal tavolo verde e dal denaro, giocavano in ogni caso, senza alcuna preoccupazione.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-28071674"&gt; Secondo De Martino, il difetto cerebrale dell’amigdala fa s&amp;#236; che il soggetto percepisca la realt&amp;#224; e le paure in maniera tanto irrisoria da generare contegni altamente dispendiosi.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <link>http://www.psicologiabreve.com/blog/2011/09/17/Il-gioco-dazzardo-e-lamigdala.aspx</link>
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      <pubDate>09/17/2011 17:17:00</pubDate>
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    <item>
      <title>Immagini-shock non spaventano i fumatori</title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-26949215"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-26949216" align="center"&gt;(&lt;a href="http://salute24.ilsole24ore.com/articles/13452-immagini-shock-nemmeno-sui-pacchetti-spaventano-i-fumatori" class="userlink"&gt;http://salute24.ilsole24ore.com/articles/13452-immagini-shock-nemmeno-sui-pacchetti-spaventano-i-fumatori&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-26949218"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-26949219"&gt;L'astinenza dal fumo inibisce l'attivit&amp;#224; dell'amigdala, l'area del cervello che controlla la paura. &lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-26949220" align="left"&gt;Lo dimostra uno studio tedesco pubblicato dalla rivista Human Brain Mapping, secondo cui &lt;b&gt;per un fumatore &amp;#232; sufficiente stare lontano 12 ore dalle sigarette per perdere il controllo dei centri che servono a percepire la paura&lt;/b&gt;. Per questo motivo, spiegano i ricercatori, se l'intento &amp;#232; quello di spingere ad abbandonare il vizio del fumo, servirebbero a poco le immagini di tumori al polmone che Stati Uniti e Comunit&amp;#224; Europea vorrebbero porre sui pacchetti di sigarette. “In chi smette di fumare l'attivit&amp;#224; del centro della paura si riduce cos&amp;#236; tanto che non &amp;#232; pi&amp;#249; recettiva a queste foto spaventose”, spiega Ren&amp;#233; Hurlemann dell'Universit&amp;#228;tsklinikum di Bonn (Germania), coordinatore della ricerca. Tuttavia, queste immagini potrebbero essere utili per &lt;b&gt;dissuadere i non-fumatori dal cedere al vizio&lt;/b&gt;. In chi non fuma, infatti, l'amigdala &amp;#232; normalmente attiva e la paura &amp;#232; pronta a centrare l'obiettivo. Per dimostrarlo i ricercatori hanno eseguito scansioni cerebrali di fumatori abituali, confrontandole con quelle di non-fumatori, mentre osservavano immagini di volti felici, impauriti o con espressione neutrale. Normalmente l'amigdala si attiva alla vista dei volti impauriti, ma se i fumatori erano in astinenza da sigarette da almeno 12 ore il processamento delle emozioni risultava fortemente compromesso.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <pubDate>09/17/2011 17:13:00</pubDate>
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      <title>Demofobia, la paura di stare in luoghi affollati </title>
      <description>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" border="0" id="tabcolumn-1" style="width: 100%; margin-bottom: 15px"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div id="column-1" usermodifiable="true" style="width: 100%"&gt;&lt;div id="ctrl-58685388"&gt;&lt;a href="http://www.piusanipiubelli.it/psicologia-sesso/demofobia-paura-di-stare-in-luoghi-affollati.htm" class="userlink"&gt;http://www.piusanipiubelli.it/psicologia-sesso/demofobia-paura-di-stare-in-luoghi-affollati.htm&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685390"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685391"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685392"&gt;&amp;#200; un problema che affligge diverse persone, se non controllato a dover pu&amp;#242; sfociare anche in seri attacchi di panico.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685393"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685394"&gt;Un gruppo di amici in vacanza, la serata dopo il mare da organizzare nella localit&amp;#224; di villeggiatura che avete scelto ma una enorme difficolt&amp;#224; a conciliare le esigenze di tutti, perch&amp;#233; c'&amp;#232; sempre qualcuno - e sempre la stessa persona! -  che declina qualsiasi invito, sia che si tratti di un concerto, sia di una sagra di paese, sia di una innocente seconda &lt;i&gt;visione &lt;/i&gt;al cinema.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685395"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685396"&gt;Pensi che il suo sia snobismo, perch&amp;#233; ti sei resa conto che&lt;b&gt; tende a evitare qualsiasi situazione in cui si ritroverebbe tra moltitudini di comuni mortali&lt;/b&gt;, ma ignori che il problema che gli impedisce di accettare &amp;#232; proprio l&amp;#236;, nella sua paura della gente. Il termine scientifico &amp;#232; “&lt;b&gt;demofobia&lt;/b&gt;”, e &lt;b&gt;indica la&lt;/b&gt;&lt;b&gt;paura irrazionale di trovarsi in mezzo alla folla&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685397"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685398"&gt;Chi soffre di questo disturbo, quasi sempre collegato all'&lt;b&gt;agorafobia&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;la paura degli spazi aperti&lt;/b&gt;) mette in atto le cosiddette condotte di sviamento, &lt;b&gt;eliminando dal suo agire qualsiasi posto in cui pensa di poter star male. In altre parole, &amp;#232; assalito da un'ansia anticipatoria&lt;/b&gt;. Il suo&lt;i&gt; inconscio&lt;/i&gt; “ragiona” in questo modo: “se vado in un posto pieno di gente e mi sento male sar&amp;#224; difficile per me poterne uscire, per cui &amp;#232; meglio restare a casa, o in un altro posto dove sono o mi sento al sicuro e niente di brutto potr&amp;#224; accadermi”.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685399"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685400"&gt;Sono i sintomi classi dell'&lt;b&gt;attacco di panico, che nel demofobico pu&amp;#242; scatenarsi non solo in una piazza gremita, ma anche su un autobus sovraffollato con sensazione imminente di morte&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;tachicardia, sudorazione, mancanza d’aria&lt;/b&gt;.  Questi sintomi derivano dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l'organismo in &lt;i&gt;ansia &lt;/i&gt;ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza. &lt;b&gt;La cosa pi&amp;#249; sbagliata da fare, come in tutte le fobie, &amp;#232; rimproverare al fobico la sua paura: le persone che soffrono di demofobia – come di qualsiasi altro disturbo d'ansia -  si rendono perfettamente conto dell'irrazionalit&amp;#224; delle loro reazioni emotive, ma non riescono a controllarle&lt;/b&gt;. Farglielo notare non gli risolve il problema e li conduce a uno stato di prostrazione.&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685401"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ctrl-58685402"&gt;&lt;b&gt;Nei casi lievi la demofobia si affronta con un ciclo di sedute di psicoterapia cognitivo-comportamentale,  attraverso l'utilizzo di tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti&lt;/b&gt;. Il paziente viene avvicinato progressivamente agli stimoli che innescano la paura, fino ad arrivare nel &lt;i&gt;giro &lt;/i&gt;di 4 o 5 settimane, a esposizioni molto pi&amp;#249; forti, a contatto diretto con ci&amp;#242; che lo terrorizza (nel cado del demofobico l'andare in luoghi affollati). L'approccio cognitivo-comportamentale pu&amp;#242; spaventare molto le persone che soffrono di una fobia, che devono affrontare a viso aperto proprio la situazione temuta, ma con &lt;b&gt;l'aiuto di un terapeuta esperto, garantisce il successo nel 90-95% dei casi.&lt;/b&gt; Alcuni psicologi, per rendere pi&amp;#249; efficace il metodo, insegnano al paziente strategie di rilassamento fisiologico, come alcune tecniche di respirazione, che la persona fobica dovr&amp;#224; utilizzare poco prima di esporsi agli stimoli ansiogeni. &lt;b&gt;Nei casi pi&amp;#249; gravi di demofobia &amp;#232; indispensabile abbinare alla psicoterapia una terapia farmacologica, sotto stretto controllo medico&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;

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      <pubDate>09/01/2011 12:48:00</pubDate>
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