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Il cervello dei depressi non riesce a riposarsi
ZERO PARANOIE di FABIO GHERARDELLI editore MONDADORI
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Il cervello dei depressi non riesce a riposarsi

Il cervello dei depressi non riesce a riposarsi
 
 
Lo studio dell'Università Medica di Vienna. A non funzionare è un recettore cruciale per raggiungere uno stato di calma interiore fine Lo leggo dopo
 
E' come un interruttore che non si riesce mai a spegnere. Nella depressione non sembra esserci pace per il cervello. Secondo un gruppo di studiosi viennesinei depressi non funziona bene un recettore cruciale per raggiungere uno stato di calma interiore.
E' quella sensazione di tranquillità che abbiamo quando non abbiamo niente da fare. In quei momenti la mente è a riposo e vaga. Per descrivere questo stato si parla spesso dei cosiddetti sogni ad occhi aperti.

Se non riusciamo a mettere il cervello in 'stand by' e rimaniamo sempre sul filo in uno stato di perenne tensione. La ricerca è stata realizzata da Siegfried Kasper, capo del dipartimento di psichiatria e psicoterapia dell'università Medica di Vienna, ed è stata appena pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences(Pnas).

Nel nostro cervello c'è una serie molto intricata di aree neurali, chiamate "default mode network", che si attivano solo quando non abbiamo niente da fare, in pratica quando il cervello entra in stand by e la mente vaga, si riposa, fino alla calma interiore per i fortunati che ci riescono. Nei depressi, sempre ansiosi e in preda a ruminazioni continue, la calma mentale è un dono raro.

I ricercatori viennesi hanno scoperto per la prima volta che il motivo di ciò è che nel cervello depresso non si attiva per bene questa modalità di default in quanto
 
è disfunzionale il recettore 1 A della serotonina. Questo recettore ha un potente effetto inibitorio che permette al cervello di andare in stand by; ma nei depressi, secondo gli psichiatri viennesi, questo effetto è pesantemente ridotto. Lo studio potrebbe dunque aprire le porte a nuove terapie contro depressione e ansia.

ZERO PARANOIE di FABIO GHERARDELLI editore MONDADORI

Dal 14 febbraio 2012 è disponbile in tutte le librerie il libro ZERO PARANOIE, editore MONDADORI.
 
 
 
“Il destino non si cambia....”
“Sono brutta....” 
“Nessuno mi ama....
“Il carattere non si cambia...”
“Non valgo nulla...”
“Il mondo è dei furbi.”
“Il mio passato è la vera causa dei miei problemi...”
“Sono sfigato...”
“È tutta colpa tua.”
“O le cose le faccio bene o non le faccio...”
“Nessuno mi sa amare...”
“E se mi sento male...???”
“E se non sono all’altezza...???”
“Gli altri sono cattivi...”
“Non devo sbagliare...”
 
 
Quante volte queste e altre frasi simili hanno fatto capolino nella nostra mente, nella conversazione con le persone che vivono con noi, in casa o sul lavoro.
La paura di non farcela, di non essere all’altezza, di essere rifiutati o incompresi.
Il timore di essere sbagliati, di non poter rimediare agli errori, di essere circondati da un mondo cattivo e disonesto: piccole crepe di insicurezza che fanno spesso capolino nel quotidiano di ognuno di noi.
E ci bloccano. Emotivamente e fisicamente.
Ingenerando un circolo vizioso che può trasformarsi da paranoia a problema serio.
Zero paranoie è il nuovo metodo per sconfiggere le proprie insicurezze appena cercano di intrufolarsi nella nostra vita.
Molto spesso i problemi nascono dentro di noi e si nutrono delle nostre insicurezze. Nella fase adolescenziale ma anche in quella adulta vediamo difficoltà che non esistono, ci fermiamo davanti a ostacoli inventati dalla mente, combattiamo contro mostri che in realtà sono draghi di cartone. Per qualche ragione insondabile, siamo proprio noi che autolimitiamo la nostra felicità e la nostra realizzazione con tante piccole paranoie.
 
 
 

I ricordi shock vanno via sognando

I sogni aiutano a superare le emozioni negative vissute
 
 
 
 
A cosa servono i sogni? A stare bene, fisicamente e mentalmente.
Si susseguono le ricerche scientifiche che dimostrano come sognare sia un'attività benefica per l'organismo. L'ultima in ordine di tempo si deve ai ricercatori della University of California di Berkeley (negli Stati Uniti), secondo i quali l'attività onirica notturna ci aiuta ad attenuare le forti emozioni che abbiamo vissuto durante il giorno, in modo da farci reagire in modo migliore, soprattutto di fronte alle emozioni negative, in caso si dovessero ripresentare eventi simili.

Stando ai risultati di questo studio, dunque, la fase del sonno durante la quale si sogna, la cosiddetta fase Rem (Rapid eye movement), avrebbe un vero e proprio effetto terapeutico in relazione alle esperienze emotive che abbiamo vissuto durante la giornata. Aiuterebbe infatti la parte più razionale del nostro cervello a ridimensionare le reazioni negative.
Lo studio dei ricercatori ha coinvolto 35 adulti divisi in due gruppi a cui sono state mostrate 150 immagini di forte impatto emotivo per due volte, a 12 ore di distanza. Mentre i volontari osservavano le immagini, la loro attività cerebrale veniva misurata con risonanza magnetica. Il primo gruppo ha assistito alle immagini la mattina e la sera, senza dormire nel frattempo. Il secondo invece è stato coinvolto una sera e poi il mattino dopo, quindi dormendo nel mezzo. I soggetti che dormivano hanno riportato una diminuzione significativa della reazione emotiva alle stesse immagini mostrate il mattino dopo.
La risonanza magnetica ha infatti mostrato una drastica riduzione della reattività dell'amigdala, la parte del cervello che elabora le emozioni: la corteccia prefrontale aveva ripreso il controllo delle reazioni emotive dei partecipanti all'esperimento. In più, le registrazioni durante la notte dell'attività elettrica cerebrale hanno fatto scoprire una riduzione, durante il sonno, dei livelli di stress neurochimico.

Se il meccanismo non funziona

A quanto si legge sulla rivista scientifica "Current Biology", la scoperta potrebbe spiegare perché le persone che soffrono di disordine da stress post-traumatico, per esempio i veterani di guerra, abbiano spesso incubi. Secondo gli scienziati, infatti, probabilmente potrebbe essere malfunzionante questo elemento terapeutico del sonno: quando, per un qualunque motivo, si innesca un ricordo, un flashback, l'emozione che si prova è interamente quella che si è vissuta la prima volta, perché non c'è stata l'attenuazione emotiva esercitata dal sogno

consulenza psicologica online

Per venire incontro alle numerose richieste, è attivo da oggi un Servizio di Consulenza Psicologica Online.
Il servizio è adatto a tutte quelle persone (maggiorenni) che, a causa della distanza, non riescono a raggiungere facilemente le sedi del Dott. Fabio Gherardelli a Carpi (Mo), Reggio Emilia e Rovereto s/s - Novi di Modena (Mo).
Per accedere al servizio è sufficiente andare alla pagina CONSULENZA PSICOLOGICA ONLINE e compilare l'apposito modulo.
Il SERVIZIO di CONSULENZA ONLINE utilizza due metodi:
- La VIDEOCHIAMATA, attraverso il programma gratuito SKYPE;
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Il gioco d'azzardo e l'amigdala

 
 
Che la vita fosse una sorta di game in cui sopravvive il più abile e fortunato, lo si sapeva già. Che il fine proprio della vita fosse il game in senso stretto, ovvero il gioco d’azzardo, nessuno forse l’aveva intuito.
Sembra che gran parte della popolazione globale, il 29,2% circa, sia dedita a scommesse da capogiro. Un microcosmo di giocatori, talvolta insospettabili talaltra apertamente dichiarati, vive tra noi ma percepisce le paure in maniera molto diversa.
Secondo una ricerca diretta dal prof. Benedetto De Martino dell’Università della California, la dipendenza dal gioco d’azzardo, in alcuni casi è una vera e propria necessità esistenziale; un fine che giustifica qualsiasi mezzo.
“ La dipendenza – spiega De Martino – è dovuta ad un difetto dell’amigdala, la parte del cervello che guida le nostre emozioni ancestrali, quali paura e aggressività. La sua imperfezione è conseguenza logicamente prevedibile della disattivazione dei freni inibitori che, normalmente ci difendono dal rischio di perdite economiche”.
I ricercatori californiani hanno studiato minuziosamente il comportamento di volontari sani ed affetti da micro-lesioni dell’amigdala, sottoponendoli a giochi con vincite in denaro.
Il risultato dell’analisi metodica ha reso evidente una significativa dicotomia di pensiero e di percezione. I soggetti sani erano propensi a rischiare l’intero capitale solo se la posta in palio era il doppio della potenziale perdita.
Invece, i soggetti con amigdala lesa, accecati dal tavolo verde e dal denaro, giocavano in ogni caso, senza alcuna preoccupazione.
Secondo De Martino, il difetto cerebrale dell’amigdala fa sì che il soggetto percepisca la realtà e le paure in maniera tanto irrisoria da generare contegni altamente dispendiosi.

Immagini-shock non spaventano i fumatori

L'astinenza dal fumo inibisce l'attività dell'amigdala, l'area del cervello che controlla la paura.
Lo dimostra uno studio tedesco pubblicato dalla rivista Human Brain Mapping, secondo cui per un fumatore è sufficiente stare lontano 12 ore dalle sigarette per perdere il controllo dei centri che servono a percepire la paura. Per questo motivo, spiegano i ricercatori, se l'intento è quello di spingere ad abbandonare il vizio del fumo, servirebbero a poco le immagini di tumori al polmone che Stati Uniti e Comunità Europea vorrebbero porre sui pacchetti di sigarette. “In chi smette di fumare l'attività del centro della paura si riduce così tanto che non è più recettiva a queste foto spaventose”, spiega René Hurlemann dell'Universitätsklinikum di Bonn (Germania), coordinatore della ricerca. Tuttavia, queste immagini potrebbero essere utili per dissuadere i non-fumatori dal cedere al vizio. In chi non fuma, infatti, l'amigdala è normalmente attiva e la paura è pronta a centrare l'obiettivo. Per dimostrarlo i ricercatori hanno eseguito scansioni cerebrali di fumatori abituali, confrontandole con quelle di non-fumatori, mentre osservavano immagini di volti felici, impauriti o con espressione neutrale. Normalmente l'amigdala si attiva alla vista dei volti impauriti, ma se i fumatori erano in astinenza da sigarette da almeno 12 ore il processamento delle emozioni risultava fortemente compromesso.